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055/26.72.853 - 055/29.44.69


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055/26.72.853 - 055/29.44.69


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055/26.72.853 - 055/29.44.69


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055/26.72.853 - 055/29.44.69


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Cancelleria della Sorveglianza 055/26.72.796
055/29.44.69


Premesso che presso ogni Tribunale per i Minorenni è costituita una Procura della Repubblica (sin dal R.D. 20 luglio 1934 n. 1404), così come già era per i Tribunali ordinari, venne prevista, presso il neonato Tribunale per i Minorenni la costituzione di un autonomo ufficio del pubblico ministero), l’art. 3 del D.P.R. 448/88 che disciplina "il processo penale minorile" così dice:
"il Tribunale per i Minorenni è competente per i reati commessi dai minori degli anni diciotto".

La competenza riguarda qualsiasi reato (commesso da un minorenne), si tratti di una contravvenzione (ad es. quella prevista dall’art. 659 c.p.:"Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone) o di delitti, come il furto, la ricettazione, la rapina, l’estorsione, le lesioni, l’omicidio".

Il dato che qualifica e definisce la competenza del Tribunale per i Minorenni è l’età: "”Il Tribunale per i Minorenni è competente per i reati commessi da coloro che al momento del fatto (cioè alla data del commesso fatto/reato), non avevano ancora compiuto il diciottesimo anno di età.”

Si fa riferimento all’età nel momento in cui è stato commesso il fatto, pertanto può accadere che possano anche giungere a giudizio davanti al Tribunale per i Minorenni giovani che sono già maggiorenni, ciò può accadere se (ed appunto perché, comunque) al momento in cui è stato commesso quel fatto/reato (che a loro si contesta) non avevano ancora raggiunto il diciottesimo anno di età.
L’accertamento del dato anagrafico è quindi essenziale, là dove vi sia "incertezza" (non sempre il giovane che commette il reato ha documenti attendibili o v'è dubbio sulla identità anagrafica), art. 8 del D.P.R. 448/88: "il giudice dispone anche di ufficio perizia e, comunque, qualora anche dopo la perizia permangono dubbi sulla minore età questa è presunta ad ogni effetto".

Questa è norma applicativa del principio del "favor rei", che porta a dare prevalenza al trattamento giuridico più favorevole:
il processo minorile ha connotazioni che prevedono un trattamento processuale adeguato all'età e le stesse norme processuali, come dice l'art. 1 D.P.R. 448/88 "devono essere applicate in modo adeguato alla personalità e alle esigenze educative del minorenne".
Proprio in ragione di tali principio si era già eliminata quella incongruenza (pur prevista dal R.d.l. 1404/1934), che vedeva i minori coimputati con maggiorenni portati a giudizio dinanzi al Tribunale ordinario.

A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 222 del 15 luglio 1983, (e tale principio trova oggi espressione normativa nell'art. 14 dell’attuale c.p.p.): "anche nei casi in cui il minorenne è coimputato con un maggiorenne, viene giudicato (per quello stesso fatto, commesso in concorso con il maggiorenne) dal Tribunale per i Minorenni.

Il minore di anni 14 che ha commesso un reato non resta privo di "attenzione", dice infatti l’art. 224 c.p. che: "Qualora il fatto commesso da un minore degli anni quattordici sia preveduto dalla legge come delitto ed egli sia pericoloso, il giudice, tenuto conto della gravità del fatto e delle condizioni morali della famiglia con cui il minore è vissuto, ordina che questi sia ricoverato in una comunità o posto in libertà vigilata".
Nei suoi confronti, cioè, può essere applicata una misura di sicurezza; è comunque avviata una procedura "amministrativa”, ex art.25 R.D.L. 20 luglio 1934 n. 1404 e succ. mod.

Le “Disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni” (D.P.R. 448/1988) hanno recepito le indicazioni delle principali fonti internazionali in materia minorile e della Costituzione, differenziando il processo penale minorile da quello ordinario. In particolare sono forniti degli istituti giuridici che favoriscono una rapida fuoriuscita del minore dal circuito penale. Questi istituti consentono di finalizzare il processo alla responsabilizzazione e non alla punizione del minore, facilitando la riparazione dei danni e la risoluzione del conflitto generato dal reato. Sono questi istituti che hanno consentito l'introduzione di un percorso di mediazione tra minore autore del reato e vittima.

Irrilevanza del fatto (art. 27 D.P.R. 448/1988), quando il reato è connotato da occasionalità, tenuità, o quando la condanna potrebbe essere di pregiudizio per le esigenze educative del minore.

Perdono giudiziale (art. 169 c.p.), quando il giudice si astiene dal pronunciare condanna o dal disporre rinvio a giudizio nei confronti di un minore riconosciuto colpevole di determinati reati.
Non può essere concesso se già condannato a pena detentiva o se abbia già Giudice Onorarioduto di perdono (a meno di vincolo di continuazione o se il reato giudicato dopo sia stato commesso anteriormente a quest’ultimo e il cumulo non superi i limiti per l’applicabilità del beneficio). Inoltre deve esservi la presunzione di ravvedimento del minore.

Messa Alla Prova (MAP) (artt. 28 e 29 D.P.R. 448/1998), equivale alla Probation processuale dei paesi anglosassoni. Consiste nella sospensione del processo al fine dell'elaborazione di un progetto da parte degli operatori dell'USSM e del territorio, che preveda le modalità di coinvolgimento del minorenne, del suo nucleo familiare e del suo ambiente di vita. A tale fine, il consenso del minore al progetto deve essere pieno ed espressione di una totale partecipazione, deve essere frutto di un'adesione spontanea e deve essere prestato solo dopo che egli sia stato informato delle conseguenze di un eventuale esito negativo della prova. Gli impegni specifici che il minorenne assume devono essere adeguati alle sue esigenze e capacità, devono tener conto del tipo di reato commesso e basarsi sulle risorse che il territorio locale mette a disposizione per il minore.

Nel corso dell'udienza viene designato il giudice onorario referente, che seguirà il minore durante lo svolgimento della MAP, attraverso colloqui periodici con il minore stesso, ed eventualmente con tutti gli altri attori coinvolti.

Misura amministrativa (art. 25 del R.D.L. 1404/1934), che viene attivata quando un minore mette in atto comportamenti cosiddetti “irreGiudice Onorariolari”, che potrebbero condurre a veri e propri comportamenti devianti, o quando siamo in presenza di reati commessi da un minore degli anni 14, non imputabile. Questa procedura viene seguita da un giudice onorario fino al 18° anno di età, e talvolta viene richiesta dai Servizi l'estensione della tutela fino al 21° anno, o fino a quando i comportamenti indesiderati vengano risolti.

Importanza del ruolo e dell'apporto professionale dei giudici onorari (sentenza n. 1/2015 della Corte Costituzionale). Nel Tribunale per i Minorenni è presente, unica nel suo genere proprio in funzione della delicatezza della materia, la figura del giudice onorario, che è un professionista specializzato in materie umanistiche o mediche (pediatria, psichiatria, psicologia, sociologia, ecc.), è nominato dal CSM e partecipa a tutti i collegi giudicanti. La presenza dei Giudice Onorario si colloca, all'interno del collegio, come elemento di interdisciplinarietà ed integrazione dei saperi, in un processo di influenza reciproca tra magistrati professionali e onorari, ed in sintonia con la prospettiva educativa e rieducativa della pena.
Il Giudice Onorario diviene così garante del rispetto dell’individualità del minore, di una cornice relazionale empatica, e del superamento di una visione adultocentrica della realtà e delle relazioni sociali e familiari.

L'importanza di un ascolto competente dei minori.
Il Giudice Onorario viene delegato alle audizioni dei minori proprio in virtù delle sue specificità professionali. In tali colloqui il Giudice Onorario è chiamato ad un compito particolarmente complesso, poiché si trova a dover integrare le sue specifiche conoscenze con quelle giuridiche, disponendosi ad un'accoglienza emotiva e relazionale priva di preconcetti o schemi precostituiti, ed avendo nello stesso tempo come obiettivo la responsabilizzazione e la consapevolezza del minore, impegnandosi in un “accompagnamento” a garanzia del buon esito del patto educativo.

Nel Tribunale per i minorenni avviene, quindi, un processo nel processo: il processo penale come momento del processo più ampio di cambiamento del minore, in cui la sintesi e l’integrazione si pongono come metafore operative ed educative nello stesso tempo.